


Elogio alla Lentezza
La residenza Da zero a zero. Elogio alla lentezza si configura come uno spazio di ricerca e di attraversamento poetico, un tempo sospeso in cui la fotografia diventa esercizio di ascolto, sottrazione e consapevolezza.
La direzione artistica è affidata a Massimo Mastrorillo, fotografo e autore tra i più attenti alla costruzione di nuovi linguaggi visivi fondati sulla metafora, sull’immaginazione e sulla concettualizzazione dell’immagine. La sua ricerca, da sempre orientata verso una fotografia che interroga il tempo, l’assenza e la fragilità dell’esistere, guida il percorso della residenza come un invito a rallentare lo sguardo e a riabitare i luoghi nella loro dimensione più profonda e ancestrale.
La curatela è a cura di Elisabetta Longo, che accompagna e struttura il progetto come spazio di dialogo tra visione poetica, valorizzando il processo di ricerca come elemento centrale dell’esperienza residenziale.
Artisti in Residenza sono: Andrea Agostini, Andrea Alessandrini, Debora De Canio, Mahtab Hoomanfar e Samuele Vincenti – chiamati a confrontarsi sul sottile confine tra poesia e fotografia, tra visione interiore e materia del reale.
“Da zero a zero” diventa così una soglia, una formula di capienza minima, quasi un’anticamera del vuoto: uno spazio essenziale in cui l’immagine non afferma ma suggerisce, non occupa ma risuona. Un elogio della lentezza che si iscrive nella sacralità dei luoghi, nella loro memoria stratificata, nella vita che li precede e li oltrepassa.
All’interno del MABOS, la residenza si trasforma in un laboratorio di riflessione visiva e umana, dove il gesto fotografico si fa atto contemplativo e il tempo torna a essere esperienza, presenza, eco.





Al termine della residenza, i protagonisti svelano in minima parte gli esiti della loro ricerca. Fotografie che confluiranno in un prodotto editoriale in collaborazione con Door Factory.
Credits Video: Isabella Marino
𝙈𝙖𝙨𝙨𝙞𝙢𝙤 𝙈𝙖𝙨𝙩𝙧𝙤𝙧𝙞𝙡𝙡𝙤 – Amabili Resti – Il progetto “Amabile resti” cerca di raccontare il rapporto di causalità che regola ogni aspetto dell’esistenza e quindi anche del mio rapporto con i luoghi che fotografo e ho fotografato in passato. Tutto è causa, tutto è effetto in un circolo virtuoso infinito, non tanto per il valore delle immagini, quanto per quello della Vita, che andrebbe riconosciuto di più e osservato con maggiore profondità.
𝙈𝙖𝙝𝙩𝙖𝙗 𝙃𝙤𝙤𝙢𝙖𝙣𝙛𝙖𝙧 – Eravamo nei ricordi di un albero – La traccia diventa un segno dell’atto fotografico — un residuo visibile dell’interazione che non è visibile nell’istante dello scatto. Questi segni interpretano il rapporto tra l’immagine “registrata” e l’immagine “riscritta”.
𝘼𝙣𝙙𝙧𝙚𝙖 𝘼𝙜𝙤𝙨𝙩𝙞𝙣𝙞 – Un sinonimo di percezione – Sensazione, intuizione, impressione, conoscenza, comprensione e sentore. In contesti più specifici si può usare presentimento, presagio, idea o concetto.
Credits Video: Isabella Marino
𝘼𝙣𝙙𝙧𝙚𝙖 𝘼𝙡𝙚𝙨𝙨𝙖𝙣𝙙𝙧𝙞𝙣𝙞 – Fuori tempo – Visito la Sila alcuni anni dopo, nonostante le promesse fatte. Sono fuori tempo? Fotografo segni di vita passata, tracce del presente, alfabeti effimeri forse già cancellati. Tutte le immagini rappresentano una sola verità: alla fine sono stato qui.
𝘿𝙚𝙗𝙤𝙧𝙖 𝘿𝙚 𝘾𝙖𝙞𝙣𝙤 – La grammatica del bosco – Le formiche che attraversano la carta fotografica incidono un alfabeto invisibile, fatto di passi leggeri eppure indelebili. Gli oggetti raccolti nel bosco sono invece radici, segni di chi è rimasto a custodire il luogo.
𝙎𝙖𝙢𝙪𝙚𝙡𝙚 𝙑𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙩𝙞 – Trīnus – Il lavoro propone un’indagine sul rapporto tra fede e immaginario e paesaggio, evidenziando il carattere sincretico delle pratiche religiose e la loro capacità di generare forme ibride, sospese tra storia mito e utopia.
Credits Video: Isabella Marino
Elisabetta Longo – Scrittrice e storica dell’arte, sviluppa una ricerca che attraversa poesia, arti visive e pratiche curatoriali, muovendosi nei territori liminali dell’immaginazione, dell’alterità e dell’irregolare. Si laurea con lode in Storia dell’Arte presso l’Università della Calabria con una tesi dedicata all’Informe, indagandone i fondamenti teorici e le pratiche artistiche, per poi concentrare i suoi studi sull’Arte Irregolare e Outsider, ambito che diventa asse portante del suo pensiero critico e poetico.
Nel 2018 viene proposta per il Premio Giovanni Testori con il saggio inedito Extra Ratio – l’immaginario parallelo dei Brut e la specificità artistica delle espressioni psicopatologiche, lavoro che riflette sulla necessità di uno sguardo capace di accogliere ciò che eccede la norma e la razionalità sistemica.
La sua attività poetica prende avvio precocemente: nel 2012 pubblica a Melbourne la raccolta La nostalgia e il vicolo sordo (Alias Edizioni). Nel 2013 è tra i finalisti del Premio letterario Il Federiciano (Aletti Editore). Dal 2015 i suoi testi appaiono su La Masnada, semestrale di letteratura e cultura contemporanea, e i suoi versi vengono tradotti in spagnolo all’interno del progetto Centro Cultural Tina Modotti.
Parallelamente all’attività poetica, Elisabetta Longo cura mostre e progetti espositivi, anche nell’ambito di rassegne e festival regionali, contribuendo con testi critici a cataloghi, riviste di settore e pubblicazioni specializzate. Nel 2019 è tra i collaboratori del Bocs Art Museum. Scrive per Exibart, Meridiani e CalabriaCult.
Nel 2022 fonda, insieme ad Alto Tomaino e Domenico Benedetto D’Agostino, il collettivo ADE, con cui realizza Quattro Stanze Minime, un esperimento di relazione ambientale tra fotografia e poesia sonora, in cui il linguaggio poetico diventa corpo, spazio e vibrazione.
Dal 2023 è direttrice del MABOS – Museo d’arte del bosco della Sila, luogo in cui confluiscono la sua visione curatoriale, il dialogo con il paesaggio e una concezione dell’arte come esperienza immersiva e trasformativa.
Nel dicembre 2023 pubblica Sanasàna (Tralerighe Libri, collana I Masnadieri), silloge che approda tra le proposte del Premio Strega Poesia 2024, entra nella classifica nazionale de L’Indiscreto ed è oggetto di dialoghi critici su Pangea. A partire da Sanasàna, porta in scena un reading-spettacolo insieme al chitarrista Giorgio Caporale, intrecciando parola poetica e suono.
Da febbraio 2025 è tra i 33 poeti italiani e internazionali selezionati per il Salterio dei Poeti (Centro Culturale San Paolo), progetto editoriale del Festival Biblico, dedicato alla traduzione poetica del Libro dei Salmi.
La sua visione poetica si fonda su un’idea di arte come atto di ascolto radicale, come spazio di emersione dell’invisibile, in cui parola, immagine e luogo concorrono a generare senso, presenza e risonanza.
Credits Video: Isabella Marino

